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CAMBIAMENTO o morte

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Il concetto chiave della Terza Repubblica appena iniziata è quello di CAMBIAMENTO.
Il concetto di cambiamento è molto ampio e si può applicare alla questione storica italiana.
Il cambiamento riguarda innanzitutto il cambiamento di informazione e di consapevolezza. Ha bisogno di considerazione critica, non chiacchiere da bar, di valutazione con dati alla mano con una sincera onestà intellettuale (ho commesso errori, mi metto da parte).
Consideriamo questo discorso dal punto di vista della società civile, la quale deve prendere consapevolezza che in uno Stato in cui l’individuo, per sopravvivere alla burocrazia e all’assenza dello Stato stesso in termini di servizi minimi, arriva ad accettare che lo Stato non è buono, non è responsabile, al di là delle leggi formali, e che serve un piano B.
Se in un paese qualsiasi del mondo l’individuo non ha la consapevolezza del rispetto delle leggi, della dignità e dell’amor patrio, non può creare una società giusta né leggi giuste. Le istituzioni, alla fine, non avranno la gerarchia morale per dettare leggi.

Cosa hanno fatto i governanti fino ad adesso?
Dopo Craxi, si aspettava un risveglio morale della società, e forse lo spirito c’era. Ma quando ad un certo punto si è dovuto concretizzare in una nuova modalità di governo, compare Berlusconi, che altro non è che il rappresentante per eccellenza della politica per fini personali, ed è stato il punto più basso dell’onorabilità di un governo.
Se o’ pesc’ fet’ ra’ cap’, da quel momento in poi lo Stato è entrato in uno stato di marciume. Perché da lì in poi anche la sinistra si è corrotta per seguire in qualche modo il nuovo sistema, in un’inerzia che ha fatto decadere l’Italia. Se in politica si perseguono fini personali, è normale che interessi europei o sovranazionali ci possano sopraffare: non riusciamo a difendere l’Italia perché impegnati a depredarla.
Con Berlusconi in Parlamento siamo riusciti ad accettare che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Se siamo a livello di barzelletta in parlamento, come facciamo a convincere le persone a fare dei sacrifici, con quale credibilità?

Vogliamo valutare l’impatto della politica corrotta sul sistema informativo?
Stiamo parlando di CAMBIAMENTO. Il cambiamento sull’informazione è una priorità, perché il sistema informativo si è adeguato all’impostazione politica avuta finora e si è creato un sistema che fondamentalmente è disinformativo.
Il caso della Grecia non è stato sufficientemente valutato dagli organi di informazione, quando invece avrebbe dovuto essere un esempio di quello che sarà il futuro se si continua a fare ciò che si è fatto da Berlusconi in poi. Arriveremmo ad uno svuotamento a livello umano, sociale ed economico. E ad un vuoto tale da togliere la possibilità di ripresa perché avremo perso tutto il capitale nel senso più ampio del termine.

Una delle misure presenti nel contratto, presente nello spirito del M5S, è quello di eliminare leggi. E’un vero CAMBIAMENTO.
Non significa cambiare tutto per non cambiare niente, si tratta di fare delle leggi che non vadano contro il cittadino. E che portino il cittadino ad avere fiducia nello Stato. Perché se io devo rispettare la legge e la legge non è rispettosa dei bisogni della comunità di cittadini, si crea un distacco tra lo spirito della legge e un qualcosa che in realtà è una legge fatta per interessi particolari. In più la matassa legislativa favorisce chi a difenderlo ha amici politici o tanto denaro.
Questo è un grande cambiamento che passa non solo per il discorso economico. Si parla molto di dove si prendono i soldi, ma se creiamo un sistema trasparente, i soldi sono la cosa meno importante, perché si sta migliorando la struttura che serve per migliorare il resto. L’assenza di un sistema di legge valido comporta un danno economico difficilmente valutabile.

Se vogliamo che il paese cambi, deve anche cambiare la persona.
In Italia, ci vuole il CAMBIAMENTO per molte cose a cui ci siamo assuefatti, perché abbiamo perduto il senso critico e siamo sempre più schiacciati, c’è sempre qualcosa che ci degrada.
Questo non è accettabile. Non è un discorso di persona, ma un discorso di programma, di obiettivi da realizzare. Questo discorso può dare un frutto solo se si capisce quali sono i problemi, con un’autocritica profonda anche se può essere scomoda.

Il discorso del CAMBIAMENTO riguarda anche l’aspetto burocratico. La burocrazia è forse un retaggio tra i più antichi e insiti nella nostra identità di italiani. Questa nostra caratteristica, potremmo dire culturale, nasce probabilmente da un vero bisogno, in un ambiente dove non c’era alcun affidamento possibile ad un potere centrale. Quindi si trattava di creare dei nuclei, dei sistemi locali per sopravvivere.
Nell’ottica di una regione, di uno Stato, di un insieme di Stati, di una rete globale, questo discorso non ha più senso. Noi dobbiamo fare affidamento non sull’Europa dei burocrati o sulla politica dei mafiosi, ma su una politica sana. Se sappiamo che ci sono dei politici onesti al governo, possiamo dire che possiamo affidarci a loro e e non a parenti e amici, rompendo quei nuclei impermeabili al principio “la legge è uguale per tutti”.
Questo sarebbe un vero cambiamento, per avere trasparenza e coerenza all’interno della società civile, della pubblica amministrazione, delle istituzioni, permettendo di raggiungere gli obiettivi con una percentuale di riuscita accettabile.
Il conflitto di competenza è un esempio di come questo concetto di gruppo blocca delle proposte che potrebbero essere concretizzate in tempi utili. Se le cose si devono fare, si devono fare bene e nei tempi giusti. Se finiscono nelle sabbie mobili, anche una buona idea finisce per essere svilita.

La lettura che noi facciamo come Movimento 5 Stelle è che c’è stata una legge elettorale fatta in base alla previsione che Forza Italia e il Pd di Renzi avrebbero ad un certo punto avuto la maggioranza per creare un governo. Questa legge elettorale, che ha portato allo stallo post-elezioni, è stata firmata dal Presidente Mattarella, esperto esperto giurista, il quale però non ha fatto alcuna obiezione, e questo è un po’sospetto.
E’ successo invece che il 4 marzo il popolo italiano, attraverso il voto e contro tutti i pronostici, riconosce la realtà delle fatti e decide di dare un mandato per il CAMBIAMENTO al Movimento 5 Stelle e alla Lega.
E’ vero, noi con la Lega abbiamo poco in comune perché la nostra identità si basa soprattutto sul diffidare dai politici di professione, perché, se coinvolti nel trascorso periodo di decadenza, non sono più affidabili ai nostri occhi.
Qual è stata la nostra risposta? Non poteva essere che quella di fare il massimo sforzo, non solo per il 32% di elettori che ci ha votato, ma per l’intero Paese. Coscienti che fosse un momento storico, dove il popolo italiano stava facendo la rivoluzione attraverso le urne. Abbiamo trovato una importantissima sponda nello spirito della Lega, che soprattutto ha per noi la bandiera della difesa degli interessi italiani.
C’è stato un lavoro molto intenso, dove sicuramente abbiamo rinunciato ciò che potrebbe considerarsi la situazione ideale del Movimento 5 stelle, mediando con la Lega. Il compromesso era necessario ed era l’unica possibilità di far sì che ci fosse un’aggregazione sufficientemente robusta dal punto di vista parlamentare e a livello umano per portare avanti un’impresa che sarebbe stata comunque difficile se si fosse arrivato al governo.
Niente sarà per noi facile. Avremo, come si è visto, da subire quello che alla fine è stato il primo atto di un tentativo di restaurazione che è destinato a continuare.
Noi non conosciamo tutti i dettagli delle trattative, ma ciò che si riesce a capire è che si è arrivati ad un accordo. Personalmente, siamo stati molto critici sul fatto che il premier non sia stato un parlamentare o un nostro portavoce. E’ stato un prezzo che abbiamo dovuto pagare, un prezzo politico, soprattutto.
L’idea del prezzo politico non punta ad un beneficio al M5S come partito, ma a dare robustezza al nuovo governo. Per noi il governo, per resistere alle tempeste che dovrà affrontare nel mare della realtà italiana e non solo, ha bisogno di elementi della massima capacità e grande volontà, e non di elementi con l’idea di affondare la nave in alto mare.
Quando di parla del caso Savona, si parla di un economista autorevole e riconosciuto internazionalmente che sicuramente, in un ministero dal funzionamento così delicato avrebbe contribuito alla solidità del governo (non ci dimentichiamo che si devono fare bene i conti e che, nella stesura di un contratto dove si cercano di mediare le cose dette e scritte, ci deve essere una persona capace che deve gestire al meglio le risorse).
Inoltre si può dire che Savona (chiediamo venia al professore per il paragone) è una specie di pentito intellettuale. Questo signore qua è al corrente di tutto il meccanismo interno di Bankitalia, è stato ministro di Ciampi, conosce tutto quel mondo che per chiunque altro dei nostri sarebbe stato impossibile o molto difficile da gestire.
In più un pentito intellettualmente onesto e non assoldato dai poteri finanziari che si sono palesati proprio in questa occasione, come invece tanti politici e giornalisti dei quali si può sospettare ragionevolmente che rispondano ad un diktat o un certo indirizzo programmato o concordato, e quindi non proprio obiettivo.
Possiamo fare una relazione molto elementare. Il governo di Renzi, da Monti in poi, si è caratterizzato dal salvataggio delle banche e del mondo della finanza, con un occhio, anzi due, di riguardo verso le necessità di questo specifico comparto. Renzi e il suo governo erano sensibili alle richieste degli interessi finanziari, internazionali e nazionali.
Non dobbiamo dimenticare che è stato proprio Renzi a rompere il patto del Nazareno in quanto B. non voleva Mattarella presidente, imponendo la sua scelta.
Possiamo dedurre che evidentemente Renzi aveva molti interessi a far eleggere Mattarella come Presidente della Repubblica. Qualcuno potrebbe pensare che i contatti che Renzi aveva con le banche gli avessero suggerito il nome di Mattarella. Il caso è che quando Mattarella boccia Savona, quello che in definitiva fa è eliminare dal governo il principale nemico politico, perché capace di contrarrestare certi interessi. Forse si pensava di far partire un governo Lega-M5S con un gozzo perché facilmente affondabile, per dimostrare l’incapacità del governo del CAMBIAMENTO.

Questo governo ha un onorevole e gravoso compito: restituire ai cittadini italiani la fiducia nelle istituzioni.

“La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile”.
Corrado Alvaro

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